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Il gTLD .WINE ha avuto il via libera dall’ICANN dopo diversi mesi di dibattito. Sebbene si sia ancora in attesa della comunicazione dal registro ufficiale, la novità è stata accolta con opinioni contrastanti dalla comunità della rete.
Da un lato, produttori di vino, rivenditori, mondo degli affari e degli intenditori sono entusiasti dei nuovi sviluppi: un’estensione di dominio dedicata al vino, .WINE appunto, permetterà agli estimatori del vino di ritagliarsi uno spazio definito in rete per costruire e far crescere le comunità online e follower con interessi e passioni simili. L’estensione .wine e .vin aiuteranno a promuovere prodotti, servizi e comunità on line nel panorama digitale e saranno di aiuto sia per i brand di grandi aziende sia per le PMI.
Molti brand dedicati al vino hanno approvato la nascita di questo gTLD spiegando che avrebbe ulteriormente aumentato la fiducia in rete tra i consumatori e i distributori e avrebbe inoltre fatto crescere in modo positivo la competizione on line tra le aziende . Per consumatori ed estimatori, il nuovo TLD permetterà di avere accesso veloce a tutti i temi collegati al vino, ai blogger e ai distributori di fiducia.
D’altro canto però, la decisione di rilasciare il nuovo gTLD non è arrivata senza proteste. I rappresentanti ministeriali dei governi Francese, Australiano e Statunitense si erano dichiarati apertamente contrari al rilascio della nuova estensione di dominio. Avevano infatti il timore che questo particolare dominio di primo livello, una volta aperto alle registrazioni da parte del pubblico, potesse mettere a rischio gli accordi commerciali sulla vendita di prodotti provenienti da una regione specifica. Il prodotto con Identificazione Geografica (IGP o IGT) indica appunto un prodotto proveniente da determinate aree nel mondo . Ad esempio, lo “champagne” si fa ufficialmente solo nella regione di Champagne, in Francia. Molti brand di successo con lo status ufficiale di identificazione geografica temevano che il nuovo gTLD potesse creare confusione nei consumatori. Questo – hanno spiegato – avrebbe avuto effetti anche sulle vendite in rete, sui rapporti con i clienti e in generale con tutta la linea di produzione..
Al di là delle preoccupazione espresse da Australia, Francia e USA, l’ICANN ha dato il via libera al rilascio delle estensioni .WINE e .VIN. Solo il tempo ci dirà se è stata una buona mossa oppure no.
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Per ulteriori informazioni si può scrivere a: brandprotection-italy@dotnice.com

Nella competizione politica negli USA sembrano aumentate le azioni di brand hi-jacking (dirottamento del brand). Nell’ultimo anno, molti candidati politici hanno usato i nomi a dominio come armi per le loro campagne di relazioni pubbliche. Ad esempio la campagna di Carly Fiorina (ex CEO di HP) per le presidenziali statunitensi è stata ostacolata dalla mancata registrazione di alcuni nomi a dominio che sono risultati essere rilevanti per la sua campagna. Il risultato? Un altro partito ha acquistato e registrato il nome a dominio per postare deliberatamente commenti dispregiativi sul passato di Carly Fiorina, in particolare sul suo ruolo nel licenziamento di circa 30.000 impiegati della Hewlett Packard.
Negli attacchi ai brand personali, il legislatore dello stato della Louisiana Steve Carter è stato una delle vittime più recenti. In seguito ad un mancato rinnovo del dominio stevecarterla.com, il rivale di Carter – Robert Cipriano- ha acquistato il dominio e ne ha trasferito i diritti ad un partito senza nome. Al momento attuale, i visitatori del sito stevecarterla.com sarebbero colpiti dal leggere i contenuti postati che, sostanzialmente, criticano ogni decisione e azione politica o legislativa presa da Carter durante la sua carica. Il contenuto del sito, decisamente poco lusinghiero, lo accusa di aver aumentato le tasse, di aver speso in modo avventato i fondi pubblici e di aver giocato un ruolo importante nella dismissione del sistema scolastico statale della Louisiana. In sostanza, quindi , il sito rappresenta un attacco vero e proprio al brand personale di Carter.
I casi di Carly Fiorina e Steve Carter non sono certo unici. Gli asset digitali (nomi a dominio, profili sui social media, etc…) sono sempre di più usati come strumenti per danneggiare o diffamare la presenza politica degli avversari. Di contro, Donald Trump ha registrato 300 nuovi domini solo questa settimana, in aggiunta al suo già mastodontico portfolio domini esistente.

Cosa può imparare un brand da questi ‘errori digitali’?

Entrambi i casi riportati dimostrano quanto sia importante rafforzare il portfolio nomi a dominio perché nel mondo digitale di oggi sono un vero e proprio patrimonio. I brand, siano aziendali o personali, stanno diventando sempre più consapevoli della portata degli asset digitali, come i nomi a dominio, o di asset intangibili come la reputazione in rete. Questi asset detengono un potenziale positivo o negativo a seconda di come vengono usati. A conferma del fatto che preparare una strategia di protezione digitale del brand non è mai stato così importante.

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Google, il più grande motore di ricerca, è stato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo in questi giorni a causa della rivelazione della creazione di una nuova holding – Alphabet.
Come brand “radicato”, Google continuerà ad usare il suo nome per il motore di ricerca e per tutte le altre app ad esso collegate. Gli speculatori suggeriscono che le motivazioni alla base di questa ristrutturazione sono dovute al tentativo di minimizzare i rischi per ogni singola azienda riportandole tutte sotto il marchio “ombrello” Alphabet. Per molti anni il motore di ricerca più famoso al mondo ha investito infatti in ricerca e sviluppo, nuove imprese, sviluppo di droni, assistenza medica e trasporti automatizzati.
Perchè però tutto questo è rilevante per il brand management, il marketing e lo sviluppo aziendale? Il CEO e co-fondatore Larry Page ha fatto una mossa coraggiosa nello scegliere un nome insolito e, naturalmente, anche un nome a dominio per la nuova società: alphabet.xyz. La scelta dell’estensione di dominio .xyz ha lasciato molte persone confuse e disorientate. Secondo le convenzioni, sicuramente alphabet.com sarebbe stata una scelta migliore e più sicura. Nuove teorie stanno emergendo su questa decisione bizzarra e misteriosa.
Molti affermano che Google sta stravolgendo la natura del branding. Allontanandosi dai modelli tradizionali di branding prepotente in cui i loghi, i marchi registrati e tutte le immagini ad essi associati coprono ogni tipo di bene di consumo, in modo che l’occhio non possa non vederlo, ci sono nuovi trend, tra alcuni dei brand mondiali, che suggeriscono come sia in atto un cambiamento rispetto al passato.
Un approfondimento recente, ‘The Rise of Inconspicuous Consumption’ dei professori Belk, Eckhardt e Wilson, mostra un cambiamento netto nei rapporti tra i consumatori e i prodotti di marca: in modo diametralmente opposto agli anni ’80 e ‘90 in cui i consumatori volevano che il prodotto di lusso mostrasse chiaramente il marchio in modo da esporlo come status symbol, si stanno sviluppando nuovi trend nei mercati che vanno in senso opposto.
Le tendenze che emergono al momento attuale mostrano una spiccata preferenza per prodotti che mostrino in modo discreto il marchio. I brand di lusso ne sono consapevoli. Meno è meglio. La mela di Apple è riconoscibile in modo immediato, senza il nome, e i suoi prodotti sono caratterizzati per la semplicità del design. Tiffany ha modificato il marchio fino a renderlo una semplice “T”.
Google sta contribuendo in qualche modo a questo tipo di tendenza. Si poteva scegliere un nome a dominio tra i nuovi gTLD .global, .tech, .business o in alternativa comprare il nome a dominio alphabet.com da BMW. Sicuramente non manca il capitale per farlo. Si è deciso invece per un’estensione in qualche modo vaga e sottostimata. Da quando la notizia è stata diffusa, il registro per l’estensione .xyz ha visto una crescita esponenziale nelle registrazioni dei domini. Si stanno infatti diffondendo timori che la mossa strategica di Alphabet possa incoraggiare e far aumentare reati di cyber-squatting e phishing.
Qualunque sia il risultato di questo inaspettato caso di branding, la scelta segna un ulteriore passo verso la fine della supremazia dell’estensione .com. Non c’è ancora un verdetto sul successo o meno del programma gTLD avviato da ICANN alla fine del 2013. Cionondimeno, la mossa di Google in qualche modo avalla positivamente il potenziale dei nuovi gTLD nel brand management, nel marketing e nello sviluppo aziendale.

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L’ICANN, l’associazione internazionale che regola il sistema dei nomi a dominio (DNS), ha emesso recentemente un avviso per il pubblico in cui si avvertivano gli utenti che i sistemi informatici dell’ICANN erano stati probabilmente violati da un criminale informatico.
Dopo aver emesso un comunicato in cui affermava che username e password erano stati violati da una persona non autorizzata, l’ICANN ha sollecitato la comunità della rete a prestare attenzione e a cambiare immediatamente ogni password come contromisura preventiva.
Il seguente comunicato è stato emesso il 5 agosto scorso. “L’ICANN ha motivo di credere che la scorsa settimana username, indirizzi email e password criptate dei profili creati sul sito ICANN.org siano stati violati da una persona non autorizzata. Mentre continuano le indagini, si raccomanda fortemente a tutti gli iscritti al sito di ICANN di resettare la propria password.”
Nel comunicato si ribadisce che usare lo stesso userid e password per gli altri account in rete aumenta i rischi. In sintesi si raccomanda di evitare di usare stessi user e password per i vari account in rete. Questo tipo di approccio si applica sia agli account professionali che a quelli privati. dotNice ribadisce l’importanza di usare username e password unici e criptati per tutti gli account aziendali, in quanto parte della strategia di protezione digitale di un marchio di una qualsiasi organizzazione.
Più un’impresa, grande o piccola che sia, diviene consapevole dei rischi e delle potenziali minacce alla sicurezza informatica, più le misure di sicurezza, a partire da quelle di base, dovrebbero essere rafforzate.
La breccia nel sistema di sicurezza arriva in un momento cruciale per l’ICANN poiché il Governo Statunitense sta valutando la possibilità di lasciare il controllo del sistema dei nomi a dominio (DNS) e delegare in toto la responsabilità dello stesso all’ICANN. Questo passaggio dovrebbe avvenire a marzo del prossimo anno quando Fadi Chehadé dovrebbe dimettersi da Presidente e CEO di ICANN.

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Da qualche giorno in Europa i consumatori che voglio acquistare farmaci su internet hanno uno strumento di tutela in più.
La Commissione Europea ha adottato infatti il regolamento di attuazione di una direttiva che stabilisce che ci sia un logo comune per le farmacie on line, logo che dovrà essere presente sul sito e che rimanderà all’autorità nazionale di competenza, dove saranno elencate tutte le farmacie autorizzate alla vendita on line di medicinali.
La decisione della Commissione arriva qualche mese dopo un’analoga iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale dei Farmacisti degli USA. L’associazione statunitense ha chiesto infatti di proporre un nuovo dominio generico di primo livello (gTLD) che permetta di identificare gli store on line autorizzati alla vendita di farmaci. Il dominio proposto è appunto .pharmacy.
L’associazione ha analizzato i siti di vendita di farmaci fin dal 2008 e ha scoperto che oltre il 96% degli 11.000 siti valutati opera al di fuori del rispetto delle leggi degli Stati Uniti per la vendita di farmaci. Al momento attuale il 62% di questi siti non riporta nemmeno un indirizzo postale. Inoltre il 91% dei siti non legali sembra essere legato alle reti non autorizzate di vendita di farmaci in rete.
Questo tipo di siti mettono chiaramente a rischio la salute dei consumatori e per questo è necessario avere un modo univoco per identificare i siti autorizzati alla vendita.
In attesa che arrivi il nuovo gTLD che permetta di identificare con chiarezza i siti autorizzati alla vendita di farmaci, la scelta della Commissione Europea è un passo in più per la tutela dei consumatori.
Ma lo è anche in termini di brand protection, perché ad essere danneggiati dalla vendita irregolare on line sono, assieme ai consumatori, i produttori. Ogni situazione illegale o anche semplicemente confusa, crea un danno alla tutela del marchio, ne mette in pericolo l’integrità, il rapporto con il mercato e il business. Per questo è necessario per le imprese cogliere le opportunità di nuovi scenari come quello della direttiva Europea, ma per farlo servono professionalità e know-how specifici, serve il contributo di chi, ogni giorno, dedica ai temi sempre più complessi della brand protection tutte le proprie conoscenze e capacità specialistiche. Come dotNice. Perché proteggere il marchio on line significa anche saper cogliere le opportunità offerte da una evoluzione costante delle regole. Come quelle sulla vendita on line dei farmaci.

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Nelle scorse settimane l’ICANN ha sollevato un vespaio tra gli imprenditori e i titolari di marchi a causa di una proposta che obbligherebbe coloro che registrano siti di tipo commerciale a dichiarare la loro identità al momento della registrazione di nuovi domini.
Questa nuova proposta dovrebbe porre fine alla possibilità per chi registra domini commerciali di nascondere e proteggere la propria identità e di conseguenza rendere accessibili i dati di registrazioni sulle piattaforme WHOIS.
Il che ha creato sgomento tra i sostenitori della privacy. L’ICANN ha pubblicato un report in merito – “Initial Report on the Privacy & Proxy Services Accreditation Issues Policy Development Process” – il 5 maggio scorso per permettere di commentare pubblicamente alcuni dei punti affrontati. Una delle questioni principali sollevate nella relazione chiedeva proprio se enti – commerciali o no – dovessero essere esenti dalla privacy quando registrano domini con scopi economici o finanziari. Ulteriori domande riguardavano le regole e le politiche necessarie per rafforzare la rintracciabilità di coloro che registrano domini. Inoltre nel report si chiedeva fino a che punto i dati relativi al WHOIS dovessero essere divulgati.
Il tempo per i commenti è scaduto il 7 luglio. Al momento si sta aspettando il comunicato stampa relativo ai feedback ottenuti dal report. Comunque non sorprende il fatto che molti titolari di marchi siano rimasti turbati dalla proposta dell’ICANN. Il panorama digitale è pieno di potenziali minacce alla sicurezza delle aziende. Molte delle quali usano la politica di registrazione proxy come parte integrante della loro strategia di protezione del brand. L’iniziativa di prevenzione degli abusi in rete (The Online Abuse Prevention Initiative), un collettivo di attivisti per i diritti civili e l’anonimato di internet, ha sostenuto che la proposta di ICANN incoraggerebbe cyber-criminali, molestatori e stalker che avrebbero accesso ai dettagli personali di donne o di sostenitori delle campagne LGBT. Hanno sostenuto che la proposta di ICANN priverebbe i titolari di un dominio del loro diritto alla privacy e alla sicurezza.
Questo tipo di attività, conosciuta come doxing, consiste nel mostrare su internet i dati confidenziali degli utenti della rete. Ma non tutte le aziende risulterebbero contrarie alla proposta di ICANN. Ad esempio il settore entertainment dell’industria statunitense è un forte sostenitore della proposta di accesso ai dati di registrazione. Perché questo permetterebbe alle aziende stesse di perseguire chi viola il diritto d’autore o un marchio con grande efficacia e a bassissimo costo, permettendo di risparmiare milioni. Per il momento non ci resta che aspettare e vedere quale sarà la decisione dell’ICANN in merito. Vi terremo informati sugli aggiornamenti. Stay tuned.
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Uno dei più importanti istituti bancari, la Barclays, ha annunciato recentemente che avrebbe dismesso il dominio di primo livello .COM. per trasferire la sua presenza online sui TLD .barclays e .barclaycard. Questo spostamento è dovuto al tentativo di prevenire il “phishing” ai danni dei clienti dei servizi online. Nelle prossime settimane, il gruppo Barclays smetterà quindi di utilizzare le estensioni .COM e .CO.UK.
Il capo della sicurezza informatica di Barclays, Troels Oerting, ha spiegato che i motivi del cambiamento “in ultima istanza sono necessari per accrescere la fiducia nelle identità digitali di Barclays” e a fornire “più sicurezza per i propri clienti”.

Il termine Phishing ha invaso i titoli dei giornali nelle scorse settimane per l’uscita di un report di APWG (il gruppo internazionale Anti-Phishing). Il report spiega che le attività fraudolente di phishing nel 2014 sono cresciute con una percentuale senza precedenti e che la provenienza risulta, in larga maggioranza, dalla Cina. Il report mostra inoltre che i nomi a dominio sono sempre più usati come meccanismo per “rubare” agli utenti internet dati privati ed informazioni finanziarie. I domini di primo livello più popolari sono spesso vittime di attacchi di phishing perché i TLD di successo, e quindi più diffusi, sono quelli che attraggono il maggior numero di utenti.

Il report di APWG ha evidenziato inoltre che gli attacchi di phishing sono aumentati in modo costante e hanno coinvolto un vasto numero di aziende in diversi settori. Ulteriori approfondimenti nel report sono particolarmente scioccanti. Gli attacchi di phishing sono cresciuti da 8ore e 42minuti a 10ore e 6minuti. Cosa spiega la crescita esponenziale di questo tipo di frodi? Molti affermano che il nuovo programma TLD di ICANN possa spiegare la crescita ingente a livello globale degli attacchi di phishing.

Fate attenzione!

Con il rilascio delle nuove estensioni nei mesi passati (dal.club al .finance), i nomi a dominio possono essere acquistati a prezzi relativamente abbordabili. E’ altamente raccomandabile che i marchi che desiderino proteggere i loro asset digitali, la reputazione ed i propri clienti, investano nel monitoraggio dei marchi e di tutti i nomi a dominio associati all’azienda.

Questo tipo di monitoraggio potrebbe proteggere le aziende dai danni economici causati dai truffatori. Le istituzioni finanziare stanno diventando sempre più apprensive per la possibilità che i truffatori usino i loro asset digitali, come i nomi a dominio, per attrarre ed ingannare i loro utenti in rete.
Il gruppo Barclays sta dimostrando chiaramente di essere consapevole della necessità di proteggere i suoi asset digitali e allo stesso tempo anche i suoi clienti.

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Rendere una start-up un successo non è un compito facile. Di recente Forbes ha rivelato una triste verità, ossia che 9 start-up su 10 purtroppo falliscono. Va da sé che gli imprenditori affrontano molte sfide quando sviluppano un’idea di business tentando di trasformarla in un’ impresa di successo. Uno dei fattori chiave che emerge ogni volta che si parla di fallimento di start-up è l’insufficiente capacità di guadagnarsi la fiducia di nuovi clienti. Senza fidelizzazione di clienti, non c’è business. Infatti, una delle sfide maggiori che oggi i brand devono affrontare è proprio quello della creazione di un nome che venga facilmente associato al concetto di affidabilità. Determinare questa fiducia nei potenziali clienti è la vera chiave per il successo. Per questo è sempre più necessario, anche per le start-up , proteggere l’identità del loro marchio in rete. Ma, come può una start-up con budget e risorse limitate proteggere totalmente l’identità e l’integrità del suo brand on line?

Ecco di seguito alcune misure precauzionali su come tutelare il proprio brand in rete senza spendere una fortuna.

1. Piccolo investimento, grande risparmio
Investire tempo e denaro per sviluppare un portfolio nomi a dominio. Se il giro di affari si estende in nuovi mercati, è necessario assicurarsi di aver registrato marchi in tutti i paesi in cui si opera. In-vestire denaro nel monitoraggio del marchio è certamente di aiuto per tutelare la proprietà intel-lettuale, in quanto permetterà di venire immediatamente a conoscenza di casi in cui terze parti tentino di danneggiare la brand equity. E permetterà di identificare qualsiasi caso di violazione.

2. Cogliere le nuove opportunità
Ottimizzare il portfolio nomi a dominio anche attraverso la registrazione di nuovi gTLD. Se usati in modo corretto, i nomi a dominio possono essere utilizzati come parte integrante di una efficace campagna di digital marketing per start-up con fondi e risorse limitate. In questo modo, si potrà sviluppare il portfolio degli asset digitali e allo stesso tempo generare traffico sul sito, in sostanza è un po’ come prendere due piccioni con una fava.

3. Essere sempre un passo avanti: registrazioni cautelative
Seguire l’esempio di celebrities come Taylor Swift, Kevin Spacey e Oprah Winfrey, che hanno fatto registrazioni cautelative di domini controversi, può essere un modo per risparmiare. Molte imprese infatti hanno acquistato il dominio .SUCKS nel tentativo di assicurarsi che i domain-squatter o i brand-hijackers non ne avessero l’opportunità. Non registrare il nome di un marchio con le nuove controverse estensioni potrebbe essere una scelta sbagliata perché si potrebbe cadere vittime di diffamazione on line, brand-jacking e così via. Al contrario, si può cogliere l’occasione di trasformare qualcosa di sgradevole in qualcosa di buono. Per esempio, molti brand in rete hanno scelto di reindirizzare il traffico internet diretto sul dominio .SUCKS ad un forum orientato al servizio clienti dove gli stessi possono esprimere commenti positivi e negativi. Questo è un esempio eccellente su come è possibile trasformare una situazione negativa portandola a proprio favore. Perché in questo modo si è sempre informati su ciò che clienti pensano del nostro prodotto o servizio, dandoci l’opportunità di accrescere le relazioni con i clienti. Adottare questo comportamento in fase di start-up può decisamente contribuire al successo di una azienda.

4. Rinnovare, non rimpiangere
Rinnovare un dominio scaduto è sicuramente più economico che negoziare l’acquisto del dominio da terze parti. Sul lungo periodo, i rinnovi sono meno costosi di una procedura di arbitrato. Molte start-up semplicemente potrebbero non avere il denaro per recuperare un dominio da un domain squatter. Inoltre, è importante assicurarsi di avere abbastanza risorse per monitorare i domini scaduti, specialmente se si ha una presenza internazionale/mondiale.

5. Troll
Tutte le start-up devono monitorare i nomi a dominio correlati al loro marchio. Non farlo potrebbe far sì che un domain-squatter o un typo-squatter lo registri. Investire nei servizi di sorveglianza del marchio può far risparmiare grandi costi finanziari in futuro.

6. Controllo della reputazione
Nel mondo digitale attuale, per le start-up è essenziale monitorare la reputazione del marchio in rete. Un software di tracciabilità del web può fornire elementi di valore sulla percezione che il pubblico ha di un brand o di un prodotto. Approssimativamente, 8 consumatori americani su 10 leggono le recensioni prima di acquistare un bene o un servizio. In altre indagini risulta che il 73% di clienti potenziali considera le recensioni positive dei clienti come fattore per decidere se avere fiducia in un determinato brand. Quando una start-up inizia a crescere è di importanza cruciale tutelarsi dalle calunnie e allo stesso tempo costruire la propria reputazione in rete. Mantenere consapevolezza di ciò che si dice nello spazio pubblico (social media, piattaforme online e i network peer to peer) sarà un fattore chiave per la sopravvivenza di una start-up.

Sebbene affermazione e crescita di una start-up possano sembrare obiettivi ambiziosi, e per questo scoraggianti, attuare alcune delle misure elencate assicurerà il successo degli affari in internet. Mantenere una strategia solida di protezione digitale del brand, quindi, contribuirà ad assicurare non solo che l’azienda sopravviva ma anche che cresca bene.

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Per sopravvivere oggi nello spazio digitale, le aziende e gli imprenditori devono avere una forte presenza on line. Va da sé che i tradizionali modelli di business sono cambiati radicalmente con l’avvento di internet. L’era digitale ha creato diverse opportunità sia per gli aspiranti imprenditori che per chi aveva un’azienda già avviata. Il mercato globale è infatti facilmente raggiungibile, basta un computer ed una buona connessione wi-fi.
Artisti sconosciuti possono affermarsi su internet nel giro di una notte, le aziende possono incrementare i propri profitti nei nuovi mercati con costi minimi, ed i consumatori possono scegliere e spiegare perché scelgono o non scelgono di acquistare un particolare prodotto.
Il mondo digitale infatti ha creato opportunità senza precedenti per la crescita e l’evoluzione delle aziende. Di contro però, l’era digitale rappresenta anche nuove sfide per il mondo dei marchi. La gestione globale della proprietà intellettuale è complessa e la tecnologia digitale cambia costantemente e a ritmo crescente. Molti responsabili di brand o responsabili marketing possono essere intimiditi da questo panorama digitale innovativo.
Molti responsabili di brand gestiscono intelligentemente il loro marchio investendo tempo e denaro nella promozione, protezione e crescita della brand identity e della reputazione online. Si rendono conto, infatti, che la presenza di un brand in rete è intrinsecamente connessa al marchio stesso ed alla sua sopravvivenza.
Dall’altra parte, molte organizzazioni non hanno strategie concrete o focalizzate sulla gestione degli asset più importanti e intangibili: la loro presenza in rete.

Quindi, cos’è che rende un brand digitale o in cosa consiste la sua presenza in rete?
Tutti i portfolio di brand oggi sono digitali o quanto meno dovrebbero esserlo.
I brand dovrebbero considerare i loro asset digitali (nomi a dominio, piattaforme social media etc.) con una prospettiva olistica. L’approccio omnicomprensivo per la gestione del marchio come un’unica entità è al centro di tutte le strategie di protezione digitale del brand. Per gestire al meglio la presenza in rete di un marchio, si deve monitorare e gestire il portfolio domini (gTLD , ccRLD e IDN), controllare i marchi registrati e supervisionare i social media e naturalmente proteggere i propri asset digitali da abusi esterni o dal cattivo uso interno. Il solo modo per avere successo nello spazio digitale è gestire centralmente il proprio portfolio di asset digitali. Tutte le organizzazioni vogliono proteggere i loro brand con il minore sforzo possibile. Cercano di far crescere la portata del loro mercato, di entrare in nuovi mercati e allo stesso tempo di assicurarsi che i loro asset digitali siano al sicuro da attacchi fraudolenti in rete o da crimini informatici. Il che può essere un compito arduo per il responsabile di un brand internazionale a causa della grandezza e della complessità del portfolio degli asset digitali o della proprietà intellettuale.
La crescita a livello internazionale di una PMI crea altrettanti problemi proprio per il rafforzamento delle strategie di protezione digitale del brand. Molti potrebbero essere confusi e non sapere da dove cominciare. Inutile dire che, sia che si tratti di un marchio avviato o di una PMI in fase di sviluppo, il successo in ogni caso sta nell’efficacia delle strategie di protezione digitale del brand. In definitiva, investire in questo ambito significa spendere qualcosa in più per salvare cifre enormi.

Come si possono proteggere asset intangibili come quelli digitali?
Gestire il proprio portfolio digitale prevede tre step essenziali: monitoraggio, gestione, rafforzamento

1.Monitoraggio:
I nomi a dominio collegati al marchio registrato sono monitorati?
La sorveglianza del marchio e il monitoraggio sono essenziali per prevenire violazioni della proprietà intellettuale o l’abuso on line e per proteggere il proprio portfolio di nomi a dominio. Ricerca e supervisione continua sono fondamentali perché rendono subito consapevoli di un eventuale attacco da parte di terzi che vogliano minacciare la brand equity.
Però, chi è che monitora la reputazione on line? Sono stati creati strumenti per monitorare i social media e i network di peer to peer? Sono stati identificati casi di diffamazione del proprio brand? Una supervisione efficace a tutela della reputazione di un brand comporta il monitoraggio di tutto il web. Integrare strumenti per il monitoraggio on line permette di avere il polso della percezione in rete di un brand. Attivare report mensili su “cosa si dice in rete” permette di controllare la situazione e fare in modo di restare sempre al vertice delle nostre prestazioni sul web. Naturalmente per ottenere questo risultato è fondamentale un approccio proattivo.

2 Gestione:
Le aziende spesso non riescono a gestire in modo competente il loro portfolio di asset digitali perché molti responsabili di area in carico per la supervisione lavorano in modo isolato gli uni dagli altri. Gestire gli asset digitali è responsabilità di tre dipartimenti chiave all’interno di un’organizzazione: a. Responsabili Marketing/Brand, b. Ufficio legale, c. IT. In molte situazioni sono tre dipartimenti che lavorano a compartimenti stagni, non comunicando tra loro.
Adottare una strategia efficace di protezione del brand comporta che tutti e tre i dipartimenti lavorino insieme. Quando si gestisce un portfolio nomi a dominio, la comunicazione tra tutti e tre i dipartimenti è essenziale. Usare piattaforme centralizzate che aggreghino tutte le informazioni importanti sul portfolio migliorerà i processi di gestione. In molti casi, esternalizzare la gestione del portfolio a parti terze con esperienza e specializzazione nel settore può garantire migliori risultati di una gestione in-house.

3. Rafforzamento
Tutte le organizzazioni con presenza on line sono a conoscenza dei rischi che i loro marchi digitali corrono ogni giorno. I crimini informatici aumentano ogni anno e le spese in cui può incappare un brand sono davvero alte. Rafforzare una strategia di protezione digitale del brand assicura che le imprese mettano in atto attività di tutela per difendersi in caso di attacchi informatici. Il che permette loro di agire in modo efficiente ed efficace tutte le volte che è necessario. Attivare un approccio proattivo per rafforzare la tutela della proprietà intellettuale di un brand in rete serve a proteggere gli asset intangibili di quel brand. Recuperare nomi a dominio da terze parti può essere un processo complesso per chi non ha familiarità con l’UDRP. Avvalersi della consulenza di legali esperti che hanno una vasta esperienza in questo ambito farà risparmiare tempo e denaro e in ultimo ne beneficerà la presenza digitale del brand.

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I modelli tradizionali di costruzione del marchio sono cambiati drasticamente nel corso degli ultimi anni. Nel passato la costruzione di un brand consisteva in un’immagine raffinata (corporate o individuale) confezionata in modo accattivante. I marchi avevano un notevole controllo sull’’immagine ideale che volevano trasmettere. C’era una volta… l’immagine presentata che coincideva con ciò che il pubblico credeva. Ogni verità potenzialmente negativa o inappropriata era nascosta dietro l’apparenza del marketing e guidata da un sistema ben avviato di RP.
Oggi invece, nell’era digitale, l’intera natura del sistema di costruzione del brand è cambiata drasticamente. Attualmente clienti, consumatori e in generale ogni singolo individuo ha l’opportunità di mettere in discussione tutto ciò con cui entra in contatto. Con il crescere dei forum dei consumatori, i social media, le piattaforme di peer to peer, le esperienze negative dei consumatori possono prendere voce ed essere diffuse in modo virale e in ultimo la fiducia in un brand ne può risentire.
La trasparenza del web è uno sviluppo positivo nei processi di democratizzazione attuati da internet così come la libertà di informazione. Ma si è comunque creata una sfida tra i possessori di marchi poiché questi ultimi hanno fallito nell’aggiornarsi sulla natura mutevole e la fluidità delle interazioni proprio su internet. Bloccati nei vecchi modelli di sviluppo di un brand, non sono riusciti ad adattarsi a questo panorama in continuo cambiamento.
Ma quali sono dunque i problemi potenziali che affrontano oggi i marchi nello spazio digitale? E quali le soluzioni?
Non passa giorno senza che ci sia un articolo che elenchi i pro e i contro del nuovo programma di
ICANN in merito ai gTLD (domini generici di primo livello). Il programma è stato pensato per introdurre nuovi domini come .REVIEWS, .SERVICES, .BUY all’interno dello “spazio” dei nomi a dominio. l’idea è che le scelte e il tipo di ricerche effettuate dai consumatori saranno ottimizzate per offrire una maggiore precisione. Alcuni argomentano che il rilascio delle nuove estensioni di dominio incluse .GLOBAL, .CLUB and .BUSINESS porteranno grandi vantaggi sia alle organizzazioni che ai consumatori. Altri sostengono che le estensioni di dominio come .SUCKS sono state fonte di grande preoccupazioni per i proprietari dei marchi poiché stanno navigando alla cieca in acque inesplorate. Chi è infatti che vorrebbe essere associato all’estensione .FAIL?
Molte celebrities che si intendono di tecnologia come Kevin Spacey e aziende come Apple, Hershy’s e Microsoft hanno già acquistato le estensioni di dominio controverse. Con le registrazioni difensive di quei nomi a dominio potenzialmente dannosi, si previene in qualche modo la registrazione da parte di cybersquatter. Un approccio proattivo è il più efficace ed efficiente da un punto di vista dei costi rispetto ad un approccio nato in seguito all’insorgere del problema.
Sul lungo periodo è più efficace registrare più nomi a dominio che provare ad affrontare gli alti costi di recupero. L’importanza di gestire i propri asset digitali come i nomi a dominio è chiaramente dimostrata dai casi sotto indicati.
Un esempio perfetto è quello accaduto di recente con il candidate alle presidenziali degli Stati Uniti, Hillary Clinton. Anticipando il fatto che Hillary Clinton potesse candidarsi come presidente, i cybersquatter hanno registrato il nome a dominio HillaryForPresident.com per più di un decennio e oggi è valutato approssimativamente intorno ai $750,000.
clinton2016.com è valutato al momento $14,500. I nomi a dominio stanno dimostrando di essere asset fortemente lucrativi e largamente di valore in termini monetari non solo per i politici e le celebrities ma anche per le aziende. Nulla conferma questa affermazione quanto le recenti registrazioni da parte di Taylor Swift (TaylorSwift.adult e TaylorSwift.porn). Mantenere la propria brand identity online è chiaramente di grande importanza così come associare negativamente il proprio marchio a certe estensioni di dominio può avere conseguenze disastrose.
Il potere dei nomi a dominio è stato dimostrato di recente quando Konrad
Juengling (attivista per i diritti della comunità GLBT) ha comprato dei nomi a dominio disponibili collegati ai candidati Repubblicani negli USA inclusi Dale Devon, Martin Carbaugh, Don Lehe e Donna Schaibley. Irritato dal passaggio del disegno di legge sulla “libertà di religione” che potrebbe discriminare la comunità GLBT, Juengling ha registrato e reindirizzato ad un sito che difende i diritti delle persone GLBT. A prescindere dall’opinione che si ha in merito a questa situazione specifica, l’episodio mette in luce il legame intrinseco tra reputazione di un marchio e nomi a dominio. Ancora di più i nomi a dominio sono un arsenale politico per le battaglie dei marchi. E’ chiaro infatti vedere e capire che una gestione del portfolio nomi a dominio è parte essenziale per la costruzione di un marchio così come la protezione digitale dello stesso.
Quali sono le contromisure proattive che si possono prendere per rendere il proprio marchio a prova di proiettile?

1. Monitorare le registrazioni online dei marchi registrati nei database mondiali dei nomii a dominio
2. Chiedere la registrazione dei marchi chiave presso Trademark clearing house. Questo permetterà di avere aggiornamenti in caso di registrazioni di nomi a dominio identici.
3. Condurre un audit sul proprio portfolio domini. Chiedersi per esempio quali sono i domini che si posseggono? Chi li gestisce? C’è bisogno di rinnovarne qualcuno? Ci sono domini che andrebbero registrati nei nuovi mercati a livello internazionale? Ci sono domini che devono essere recuperati perché in possesso di altri?
4. Creare una strategia di nomi a dominio. Sfruttare gli elementi positive del nuovo programma gTLD per le campagne di digital marketing. Sviluppare una efficace strategia per i gTLD per rafforzare la propria attività e ottenere un ritorno degli investimenti nel marketing.
5. Registrare nomi a dominio nei paesi o nei mercati in cui si pensa ci si espanderà in futuro.
6. Consultarsi con specialisti nel recupero domini per riprendere i domini in possesso di parti terze. (Si consiglia di consultare esperti con esperienza nell’UDRP).
7. Integrare il monitoraggio per la reputazione del brand come parte dei servizi ai clienti. Migliorerà la qualità delle relazioni con il cliente e permetterà di tenere traccia della reputazione del marchio a livello internazionale.
Mantenere una presenza in rete a prova di attacchi richiede un monitoraggio costante della reputazione del marchio e delle estensioni di dominio.
Non rafforzare la strategia di protezione digitale del marchio potrebbe danneggiare l’identità digitale del marchio stesso. Un approccio proattivo potrebbe evitare danni di tipo finanziario o di perdita di brand equity

dotNice Italia srl – Esperti in digital brand protection

Per ulteriori informazioni sulla gestione del portfolio domini, si può scrivere a: brandprotection-italy@dotnice.com